
“… Per Pinto la realtà visibile è un pretesto per fare della fantasia: di lui si è scritto come di un felice rapporto e confronto fra le culture pittoriche napoletana e veneta.
Io direi non solo di quella pittorica, bensì della cultura in generale delle due regioni. E soprattutto di quell’aspetto di esse che più le avvicina: la fantasia, i sogni colorati, le saghe antiche.
Non è il surreale, né l’astratto, né il vedutismo. Perché la realtà si dissolve pacatamente nell’idea che il pittore impone all’osservatore attento: l’idea che è sintesi di concetti puri, astratti da una realtà analizzata severamente e che felicemente si traduce in immagini poetiche ...”
Agostino Perale
(Feltre 1984, dal catalogo della mostra personale Galleria Bottega del Quadro)
“... For Pinto, visible reality is an excuse to let loose his imagination. The comparison and amalgam of two pictorial traditions – the Neapolitan and the Venetian - has always been pointed out from those who wrote about him; actually, I would also consider the culture of the two regions in general, especially highlighting something they both share: imagination, multicolored dreams, ancient sagas. I’m not talking about the surreal, the abstract, nor the vedutismo. Reality dissolves into the idea the painter suggests to the acute observer: an idea that is the synthesis of pure concepts, abstracted from a reality that has been carefully analysed and then perfectly translated into poetic images ...”
.Agostino Perale
(Feltre 1984, from the catalogue of the personal exhibition, Bottega del Quadro Gallery)
“... In quest’ultima esperienza - di certo mirabile per l’impegno culturale e per la positività stilistica - Rino Pinto mi pare si ponga, sia per il contenuto che per la forma, tra l’esasperazione drammatica di Lorenzo Viani ed il fine umorismo di Mino Maccari. La sua, infatti, è una via di mezzo fra il dramma e la commedia, in cui - se vuoi - potrai trovare i semi dell’ironia pirandelliana ...”
Mario Morales
(dal catalogo della mostra personale Galleria Sala De Luca 1982 / C.A.T. Censimento Artisti Triveneti 1999)
“... I feel that, in this latest experience – certainly admirable both for its cultural relevance and stylistic positivity - Rino Pinto balances, as for form and content, between the uncontainable drama of Lorenzo Viani and the subtle humour of Mino Maccari. He creates a mixture of drama and comedy in which – if you want to – you can find the seeds of the Pirandellian irony...”
Mario Morales
(from the catalogue of the personal exhibition Sala De Luca Gallery 1982 / from C.A.T. Censimento Artisti Triveneti 1999)
“...La pittura di Rino Pinto non è solamente un modo ridanciano per descrivere una realtà spensierata e felice, per evidenziare una società con le proprie debolezze, con i suoi vizi e virtù, egli sa meditare e raccontare anche la vita di sacrifici, di lavoro e di stenti con un realismo che racchiude anche la grama esistenza della gente umile, che fatica a far tornare i conti, quasi dimenticata dalla fortuna.
E’ tutto un muoversi di personaggi, fissati nelle pose più abituali e comuni, con accostamenti apparentemente assurdi, azzardati, come in uno scherzo teso fra il sogno e la realtà, descritti con la sensibilità di chi intuisce le più sottili sfumature di un volto, le nascoste intenzioni di un sorriso, di un gesto, di una parola sussurrata a fior di labbra...”
Marino Perera
(Belluno 2001, dalla monografia 40 anni di pittura)
“... According to Rino Pinto, painting is not just a merry way to describe a lighthearted and pleasant reality, to draw attention to a society full of weak points, with its vices and virtues; he also narrates stories about lives of sacrifice and hard work, with a realism that shows us the wretched and miserable existence of the lowest classes struggling to make ends meet, forgotten by God. It’s a continuous parade of characters, fixed in customary and ordinary attitudes, with apparently absurd and daring matchings, as in a sort of joke made of both dream and reality, described with a sensibility that is able to grasp the deepest shades of a face, the hidden purposes of a smile, of a gesture, of a softly whispered word ...”
Marino Perera
(Belluno 2001, from the monograph 40 anni di pittura)
“... Sguardi. Sguardi smarriti, supplichevoli, indagatori, prevaricatori, prepotenti. Sguardi per abbracciare un enorme campionario di soggetti umani che si confrontano con i propri simili e con se stessi per designare il vincitore o il perdente.
Sono i personaggi di Rino Pinto, i suoi “attori”, interpreti dell’esistenza quotidiana, perenne commedia della vita, nel ruolo che una sorte più o meno benevola ha assegnato a ciascuno di loro. Tanti tasselli di un intricato mosaico fatto di stati d’animo convocati a saturare una “scena”, a coagularsi in una rutilante sintesi visiva che diventa pittura. Sorretta da ricordi, apprendimenti, consapevolezza, partecipazione, esperienza. Tutto veicolato da emozioni e sentimenti maturati in quegli stati d’animo, per un verso o l’altro anche nostri, ma del nostro autore in particolare perché su di essi fonda la dimensione e la scenografia della ribalta di turno e poi la sua animazione. Messa su, ordinata e vitalizzata con figure e situazioni captate “scavando” di brutto nell’uomo e nell’ambiente, per assumerle come testi e pretesti dei suoi esiti espressivi...”
Vulco Micheletti
(Belluno 2008, da Monografia mostra antologia)
“... Glances. Bewildered, pleading, searching, arrogant. Glances encompassing a wide variety of human beings, challenging themselves and each other in order to determine who is the winner and who is the loser.
These are Rino Pinto’s characters, his “actors”, intepreters of existence, of a perpetual comedy of life, playing the part that a moody fate has assigned to each of them. They are the pieces of an intricate mosaic made of emotions that fill the scene, combined in a shining visual synthesis, eventually becoming painting. Sustained by memories, learnings, knowledge, participation, experience. Spread by sensations and feelings matured inside those emotions, ours but especially of the author, who based the dimension and the setting of each representation on them.
Created, arranged and peopled with characters and situations chosen “digging” deeper and deeper in human nature and in the enviroment, and used as witnesses and occasions for his works ...”
Vulco Micheletti
(Belluno 2008, from the monograph of the anthological exhibition)